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ONLY LOVE
Dal 25 ottobre al 18 novembre, alla Fondazione Stelline,
si terrà una personale di Antonio Sannino.
Una ventina le opere esposte, riunite in un percorso espositivo
dedicato al paesaggio urbano contemporaneo
come omaggio alla ricerca del colore e della luce

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[Milano, 17 ottobre 2018] Il fascino dell’urban landscape sarà protagonista alla Fondazione Stelline dal 25 ottobre al 18 novembre, grazie alla personale di Antonio Sannino che, nel nuovo progetto Only Love, completa un percorso sull’architettura delle metropoli internazionali, iniziato qualche anno fa e i cui risultati sono di rara efficacia dal punto di vista della tecnica e della rappresentazione.

La mostra, a cura di Angelo Crespi, presenta la ricerca di Antonio Sannino, pittore di robusta formazione classica, che da qualche anno – oltre a splendide porzioni di mare viste dall’alto in una prospettiva quasi astratta – ha intrapreso un percorso espositivo dedicato al paesaggio urbano contemporaneo: le metropoli internazionali, soprattutto New York e Midtown Manhattan, sono rappresentate pittoricamente dall’artista attraverso la ricerca del colore e della luce. Le grandi città dipinte, prese all’imbrunire o nel buio della notte, appaiono cangianti nei riflessi delle vetrate e delle luci colorate; gli edifici, catturati in prospettive caotiche, sembrano in movimento e anche i residui di cielo sono frutto di una visione, piuttosto che di una semplice riproduzione.

Sannino sperimenta in questi ultimi lavori una tecnica che garantisce una flatness quasi pop: l’utilizzo di resina in grado di vetrificare i colori a olio stesi su un supporto di alluminio. Il risultato è una superficie sottile e levigata che esalta la profondità compositiva, una sorta di no-landscape, per mezzo del quale l’artista non vuole più rappresentare la realtà, bensì vi allude, preferendo coglierne l’espressione più forte.

Un sentimento ancora più radicato in questa mostra dal titolo Only Love, dove l’icastico messaggio spirituale diventa parte integrante del panorama, quasi fosse una subliminale controindicazione rispetto a una lettura meramente iconografica dell’opera.