Critica

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Marco Izzolino

Una mostra personale UNDRESSED, presentata nel 2012 al Complesso del Vittoriano in Roma, è stata per Sannino un punto di arrivo, ma, nello stesso tempo anche un punto di partenza, che ha dato avvio ad una nuova fase di  sperimentazione artistica.

Il primo passo di questa nuova fase di ricerca è stato piccolo ma sostanziale. I lavori creati successivamente alla mostra di Roma avevano non a caso lo stesso titolo (Undressed). I nuovi dipinti non ritraevano infatti nuovi soggetti, perché Sannino non ha smesso di rivolgere il proprio sguardo verso le prospettive urbane (in modo particolare quelle delle strade newyorkesi), ma erano realizzati con una variante nella tecnica. I suoi “urbanscapes” infatti non erano più dipinti ad olio direttamente sulla tela, ma sulla carta applicata sulla tela.

Sannino ci tiene a descrivere con precisione il tipo di carta da lui scelto per i suoi dipinti: si tratta della Fabriano 300 gr. È importante raccontarlo perché la grammatura e la qualità della carta sono componenti importanti per giungere all’effetto finale del lavoro. Questa carta è infatti incollata ed applicata sulla tela, poi preparata a ricevere la pittura, con un procedimento lungo e laborioso che è parte integrante del processo pittorico. L’approccio alla pittura di Sannino, piuttosto che essere funzionale ad una definizione del genere artistico, infatti, tra l’astratto e il figurativo, è da ricercarsi nel processo stesso del fare pittorico.

La costruzione dell’immagine è determinata dalla risposta che il supporto genera in seguito all’applicazione del colore; è come una sorta di dialogo che Sannino intraprende con la superficie. La carta intelata non è più semplicemente un supporto inerte che riceve il colore e sul quale si fissa l’idea dell’artista, ma restituisce a sua volta uno stimolo a compiere il gesto successivo. La carta offre a Sannino la possibilità di ottenere quelle che lui definisce “frammentazioni” o “rotture” del disegno, che precedono la costruzione dell’immagine riconoscibile, per poter poi giungere ad una visione della realtà del tutto personale e nuova.

Osservando l’artista al lavoro, il risultato della frammentazione è evidente già dai primi gesti: la struttura del dipinto appare disomogenea, frammentata, disegnata e poi distrutta; e l’immagine finale diviene a poco a poco sempre più riconoscibile in seguito ad un insieme di tratti eseguiti con pennelli, spatole o con le dita stesse, consumati in poche ore sulla carta che assorbe tutta la parte grassa (l’olio) contenuta nel colore, lasciando sulla superficie soltanto il pigmento. «Questo mi dà» afferma Sannino «la possibilità di ritoccare la maggior parte dell’opera apparentemente ancora fresca con dell’altro colore, senza avere l’inconveniente che i colori si mescolino tra loro».

Questo processo di costruzione dell’immagine chiarisce e conferma la scelta dell’artista del suo soggetto da ritrarre. Se in precedenza la scelta dei paesaggi urbani era funzionale all’immagine della realtà che Sannino intendeva porre in evidenza, nel nuovo ciclo la stessa scelta diviene funzionale al processo stesso di costruzione dell’immagine, che appartiene ora ad una vera e propria “realtà alternativa”. Se con la prima fase di UNDRESSED, Sannino aveva rivolto la sua attenzione verso quei luoghi nei quali la natura si scontra costantemente col gli elementi artificiali – dove l’atmosfera inquinata, il vento denso di fumi artificiali e le grandi superfici piane ricoperte di bitume divenivano materia da ritrarre e riprodurre alla vista e al tatto – in questa nuova fase di UNDRESSED il paesaggio urbano diviene un agglomerato di linee e di prospettive, che l’artista può continuamente aggiungere e sottrarre con questa nuova tecnica. L’immagine finale è così uno scorcio urbano che non rappresenta più un luogo reale, ma il suo doppio: effetto dell’artificio pittorico (una sorta di “filtro Sannino”) sull’artificio architettonico esercitato sulla natura. Il processo pittorico diviene così una sorta di “attiva meditazione”, espressione del rapporto tra realtà visibili e invisibili che l’artista mette insieme sulla superficie.

Nonostante Sannino abbia ritratto molte altre città – in particolare negli ultimi anni Napoli, Londra, Istanbul – la sua predilezione è sempre per New York, per Midtown Manhattan, perché con la sua predominanza di alti edifici geometrici, offre una tale ricchezza di elementi lineari, da essere una continua fonte di combinazione tra tratti netti ed interruzioni, tra aggiunta e sottrazione, tra il visto e il non visto… tra il finito e il non finito. Questa combinazione è la fonte della sua ispirazione.

Con questo rinnovato interesse rivolto ai paesaggi urbani, che ha determinato un nuovo obiettivo per la sua pittura, Sannino ha potuto poi compiere il passo successivo della sua ricerca, cioè un completo ribaltamento della propria tecnica: da un metodo pittorico per “via di porre” ad un metodo per “via di levare” (Leon Battista Alberti). L’artista ha infatti iniziato ad utilizzare un supporto completamente inedito per lui, un foglio di alluminio – assicurato da un telaio in legno che ne garantisce solidità ed eleganza – che viene preparato con passaggi di carta vetrata di grammatura via via differente per accogliere ed assorbire i pigmenti. Sull’alluminio il colore viene prima posto e poi rimosso, per trasformarsi da pigmento pieno in velatura di colore, mettendo in luce la brillantezza metallica del supporto. È nata così la nuova serie di lavori denominata SHINING, con l’obiettivo di esplorare in che modo la base di alluminio influenzi la pittura ad olio e viceversa: il processo di apposizione e sottrazione di pittura fa risaltare la natura e la lucentezza dell’alluminio integrandola con la luminosità della pittura ad olio su metallo.

Se la carta ha offerto a Sannino la possibilità di un dialogo con la superficie, restituendo al suo gesto una risposta ed uno stimolo in termini di assorbimento della componente oleosa del pigmento, trasformando così l’azione in reazione, con l’utilizzo dell’alluminio questa componente dialogica si è ampliata e completata, offrendo una risposta anche in termini di luce. La superficie restituisce al gesto dell’artista il colore amplificato di una componente luminosa cangiante. Ogni singolo tratto pittorico e l’opera tutta, grazie alla capacità riflessiva dell’alluminio, mutano a seconda della luce e del punto di vista dell’osservatore e la composizione, non più statica, assume un tono vibrante. Al sottile gioco tra aggiunta e sottrazione di linee  e tratti pittorici intrapreso da Sannino con la “sua” superficie, si aggiunge la variabile del movimento dell’osservatore che interviene in questo gioco tra “finito e non finito” e lo tramuta in un “mai finito” o… “infinita mutazione”.

La stratificazione di materia e colore tipica dei dipinti precedenti di Sannino, che li rendeva godibili anche al tatto, ha lasciato il posto ad una superficie sottile e delicata, quasi trasparente. Il gesto dell’artista che prima si fissava nel corpo stesso della materia pittorica, quasi come se il dipinto fosse una scultura, un bassorilievo, adesso viene fissato in modo diverso nella nuova tenue superficie: il suo gesto si fissa in una “vetrificazione” determinata  da uno strato coprente di resina epossidica, che dona un aspetto vitreo  all’opera, spesso e brillante, ed anche profondità alla composizione.

Con Shining così sembra essersi compiuto il processo di “svestizione” del genere pittorico del paesaggio, iniziato con i primi Undressed – e a cui questo titolo sembra simbolicamente alludere – che ha portato Sannino alla concezione di “equivalente paesaggistico”, mutevole tanto quanto la realtà che a questo punto non rappresenta più ma a cui allude.


The solo exhibit UNDRESSED, presented in 2012 at the Complesso del Vittoriano in Rome, was not only an arrival but also a starting point to Sannino, who launched a new stage of artistic experimentation.

The first step of this new research was small but substantial. It is no coincidence that the works created after the exhibition in Rome had the same title (Undressed). In fact, his new paintings did not portray new objects, because Sannino did not quit turning his look towards urban landscapes (especially those of the streets of New York), but they were made with a different technique. His “urbanscapes” were not oil painted directly on the canvas anymore but on paper applied on the canvas.

Sannino wants to describe precisely the kind of paper chosen for his paintings: it is Fabriano 300gr. It is worth explaining because the weight and quality of the paper are important features to achieve the final result of the work. In fact, this paper is glued and applied on the canvas, and then it goes through a long and laborious process – which is an integral part of the painting process – in order to be ready to be painted. Sannino’s approach to painting – rather than being functional to define the artistic genre, between abstract and figurative – is to be searched in the process itself to get to the pictorial act.

The construction of the image is determined by the response of the medium after applying the colour: it is a kind of dialogue that Sannino establishes with the surface. The paper-covered canvas is not merely an inactive support which receives the colour and where the idea of the artist is reproduced, but it gives back a drive to perform the successive actions. The paper gives Sannino the possibility to obtain what he defines as “fragmentation” or “cracking” of the drawing, that precedes the construction of the visible image, in order to achieve a brand new and personal view of the reality.

By observing the artist at work, the result of fragmentation shows already in the first gestures: the structure of the painting seems uneven, fragmented, drawn and then destroyed; and the final image becomes more and more recognizable after a number of strokes applied in a few hours with brushes, spatulas or with fingers on the paper which absorbs the fat portion (oil) of the colour, and leaving only the pigment on the surface.

“This gives me”, Sannino maintains, “the possibility to retouch most of the work, apparently still wet, with further colour without risking that colours get mixed”.

This process of image construction clarifies and confirms the artist’s choice for the object to be portrayed. If previously the choice of urban landscapes was functional to the image of the reality that Sannino aimed at highlighting, in this new cycle the choice itself becomes functional to the very process of image construction that now belongs to an actual “alternate reality”. If, with the first stage of UNDRESSED, Sannino had turned his attention to those places where the nature clashes constantly with artificial elements – where the polluted atmosphere, the wind thick with artificial smoke and the large flat surfaces covered with bitumen were subjects to be portrayed and reproduced to the sight and touch – in this new stage of UNDRESSED, the urban landscape becomes an agglomeration of lines and perspectives, that the artist can add and remove endlessly thanks to this new technique. The final image is therefore a urban view that does not represent a real place but its double: the effect of the painting artifice (a kind of “Sannino filter”) over the architectural artifice exercised on the nature. The painting process becomes a kind of “active meditation”, expression of the relationship between visible and invisible realities that the artist creates on the surface.

Although Sannino has portrayed many other cities – in particular  Naples, London, Istanbul, recently – he always prefers New York, for Midtown Manhattan, because thanks to the prevalence of tall geometrical buildings, it offers such a variety of linear elements that are an endless source of combinations between sharp strokes and interruptions, between adding and removing, the seen and the unseen… the finished and the unfinished. This combination is the source for his inspiration.

Thanks to this renewed interest in urban landscapes, which determined a new target for his paintings, Sannino was able to move forward in his research, that is a complete revolution in his technique: from a pictorial method “by adding” to a method “by taking away” (Leon Battista Alberti).

As a matter of fact, the artist has started to use a brand new medium, an aluminium foil – attached to a wooden frame that guarantees solidity and elegance – which is prepared by sanding it with sandpaper in various grits in order to receive and absorb the colour. On this foil, the colour is first applied and then removed, so that it turns from solid pigment into a hint of colour, highlighting the metallic shine of the support. This is how the new works of the SHINING series were born, aiming at exploring how the tinfoil influences oil painting and vice versa: the method to apply and remove the paint emphasizes the nature and shininess of the foil by completing it with the brightness of oil painting on metal.

If paper has given Sannino the possibility to communicate with the surface, which responds to and inspires his gesture by absorbing the oily part of the pigment, and therefore turning his action into a reaction, by using aluminium this dialogue has been improved and completed, by giving a response also in terms of brightness. The surface responds to the artist’s gesture by giving back a colour which is enriched by an iridescent light component. Every single paint stroke and the whole work, thanks to the aluminium reflectivity, change according to the light and the observation point of the viewer and the composition – which is not static anymore – gets a shimmering shade. The variable of the viewer’s motion is introduced into the subtle game of adding and removing lines and paint strokes carried out by Sannino with “his” surface, playing his part in the game between “finished and unfinished” and turns it into “never finished” or… “endless mutation”.

 

The layering of materials and colours typical of Sannino’s previous paintings, which made them nice to the touch, left room to a thin and delicate, almost transparent, surface.  The gesture of the artist which previously was fixed into the structure itself of the painting, just like this was a sculpture, a low relief, is now fixed differently into the new delicate surface: his gesture is “vitrified” by a final layer of epoxy resin, which gives a glazed – thick and shiny – aspect to the work, and also depth to the creation.

With Shining, the process of “undressing” the pictorial genre – started with the first Undressed works, and to which this title alludes symbolically – which led Sannino to the conception of “landscape equivalent”, as changing as the reality that now he does not represent anymore but to which he alludes,

Vittorio Sgarbi

Che l’informale non abbia mai interrotto la sua contiguità con la figurazione è dimostrato oggi anche dalla serie di paesaggi di Antonio Sannino. La materia, la stesura pittorica sono inequivocabili e alludono al linguaggio informale. Ma in quei colori c’è la nostalgia della forma che ovunque ci appare come campo di fiori, paesaggio al tramonto, ombre sulle colline, fiordi increspati sul mare, in un irriducibile sentimento della natura. Non per caso Francesco Arcangeli chiamava i “suoi” informali ultimi naturalisti. Passato quasi mezzo secolo questa visione in Sannino non appare esaurita. Né dà prova, con stremata eleganza e con largo riconoscimento, Anselm Kiefer, e tra gli italiani Silvio La Casella. Può darsi che di queste esperienze Sannino abbia tenuto conto, ma è certo che il suo istinto è primario e che egli considera la sua esperienza originaria. Un colore puro, caldo, senza il tormento del dubbio. Estasi cromatiche, immersioni nel paesaggio sembrano essere una prerogativa di una ricerca non compromessa, guidata da un istinto della pittura. Felice il segno, felice il colore. E’ un’euforia di testa, razionale, che tiene lontano l’istinto. E’ liberta’ e ordine della visione, per sperimentare la resistenza dalla pittura che non è disponibile ad esaurirsi in un viaggio al termine della notte.

What the informal has never stopped its contiguity with the figuration is now also shown by the series of landscapes by Antonio Sannino. The material, the pictorial drawing are unequivocal and allude to the informal language. But there’s the nostalgia of those colors that form wherever it appears as a field of flowers, landscape at sunset, shadows on the hills, fjords rippling sea, in an irreducible sentiment of nature. Not by chance Francesco Arcangeli called “his” recent informal naturalists. Almost half a century this vision Sannino appears exhausted. Neither proves by exhausted elegance and well recognized, Anselm Kiefer, and between the Italians Silvio La Casella. It may be that these experiences have given Sannino, but it is certain that his instinct is primary and that he considers his original experience. A pure color, warm, without the doubt’s torment. Chromatic ecstasy, diving into the landscape seem to be a prerogative of a search is not compromised, guided by an instinct of painting. Happy the sign, happy the color. It ‘s head of euphoria, rational, which takes away the instinct. It’s ‘freedom’ and order of the vision, to test the resistance of the paint that is not available to be consumed in a journey to the end of the night.

Barbara Genio

Spogliare la città di oggetti e di persone per ridare valore allo spazio urbano in tutta la sua luce avvolgente: ecco cosa Sannino ha voluto rappresentare nell’esposizione al complesso del Vittoriano di Roma. Che la natura abbia ceduto il passo a strade, vicoli, palazzi o ponti è solo una trasposizione di colori, materia ed artistica gestualità. Non a caso la magnifica presenza dell’acqua domina lo sguardo e riequilibra l’immaginaria frenesia cittadina. E’ pur vero che l’intenzione dell’artista, ben riuscita, non è la denuncia cruda ed allarmante, ma il tentativo di recuperare la bellezza e farla entrare di diritto nelle nostre vite. Le grandi dimensioni delle opere aiutano il percorso della mostra che accoglie lo spettatore e lo accompagna alla scoperta di pieni e vuoti incantati. Una visione di più ampio respiro fagocita forme di celebri architetture, come l’Empire State Building a New York, l’obelisco di Piazza del Popolo a Roma o il portale di Palazzo Carafa a Napoli, lasciando sempre visibile il tracciato delle principali arterie stradali, per superare il disagio individuale delle grandi metropoli ed appropriarsi del proprio spazio godendone la vivibilità. Nella trama pittorica di Sannino c’è la magia del tempo che attraversa l’arte. L’arte va dove vuole andare, ma se ne sente sempre la sua anima.


Strip the city of objects and people to restore value to the urban space in all its fantastic light: Sannino’s what he wanted to represent in the exposure of the Vittoriano Rome. That nature has given way to roads, streets, buildings or bridges is only a transposition of colors, materials and artistic gestures. Not surprisingly, the magnificent presence of water dominates the eye and balances the imaginary hustle and bustle. It’s true that the artist’s intention, successful, the complaint is not harsh and alarming, but the attempt to restore the beauty and make it come right into our lives. The works in a large size helps the course of the exhibition and welcomes the viewer to discover full and empty enchanted. A broader vision of phagocyte forms of popular architectures, such as the Empire State Building in New York, the obelisk of the Piazza del Popolo in Rome or the portal of Palazzo Carafa in Naples, leaving more and see the layout of the main roads, to overcome the discomfort of large cities and individual possession of his enjoying the living space. In the plot of pictorial Sannino is the magic of time through art. Art goes where it wants to go, but he always feels his soul.

Alessandro Nicosia

Da anni il Complesso del Vittoriano s’impegna nella promozione dei talenti artistici del nostro Paese ed in questo filone si inserisce l’opera di Antonio Sannino. Gli scorci delle tre città scelte come soggetto: New York, Roma e Napoli, assurgono a metafore dell’esistenza in cui ognuno di noi è calato senza quasi rendersene conto. Tratti velocissimi, sprezzature guizzanti di colore, costruiscono paesaggi urbani privi della presenza dell’uomo, “UNDRESSED” appunto: denudati, nella loro universale quotidianità, spogliati dell’esistenza di auto, pedoni, oggetti, autobus, per assurgere ad una dimensione assoluta, globale, nella quale la struttura del quadro è scarnificata e diviene “essenziale” …E’ un arte solare e ombrosa allo stesso tempo intrisa a tratti dell’odore del mare, a tratti dell’odore della città è lo stesso artista ad esclamare “dipingo ciò che respiro, parto da una visione onirica dell’elemento della natura che vorrei rappresentare, il colore mi viene suggerito da un emozione visiva”. Un ostinato e costante sentimento della natura pervade ogni tela. Lo sguardo di Sannino accarezza l’aria, la terra, l’acqua, il fuoco ed il suo pennello estrapola gli elementi naturali sublimandoli in una visione sognata. Il pittore ama fissare porzioni di acque che accarezzano i sassi oppure sprofondano negli abissi, nei quali l’orizzonte è tutto interiore, quasi spirituale. Trasparenze che come scrive Sannino stesso, donano all’opera una percezione di purezza estremamente vitale, lasciando negli occhi dello spettatore uno specchio di vita incontaminata, quasi un omaggio alle radici mediterranee dell’artista partenopeo.

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For years the Vittoriano in Rome is engaged to the promotion of artistic talents of our country and in this current is included the work of Antonio Sannino. The views of the three cities has chosen as subject: New York, Rome and Naples, surging to the metaphors of existence in which everyone has fallen almost without realizing it. Fast strokes, darting lines of color, build up urban landscapes devoid of human presence, “UNDRESSED” infact, naked, in their universal everyday life, stripped off by cars, pedestrians, objects, bus, to rise to an absolute global dimension, in which the structure of the work is minimal and becomes “essential”. Is a solar and shady art at the same time soaked at times the smell of the sea, sometimes the smell of the city. Just the artist exclaim, “I paint what I breathe, I start with a dream-like vision of the element of nature that I would like to represent, the color is suggested me by a visual excitement. ” A persistent and constant feeling of nature pervades each canvas. The look of Sannino caress the air, earth, water, fire and his brush extrapolates the natural elements enriched them in a dream vision. The artist likes to fix portions of waters that caress the stones or sinking in the depths, where the horizon is entirely intimate, almost spiritual. Transparencies that itself Sannino writes, gives to the work a sense of purity extremely vital, leaving in the spectator’s eyeses a mirror of life untouched, almost a tribute to the mediterranean roots of the artist.